«Io prenderò il diritto per livello, e la giustizia per piombino» (Isaia 28,17).

La fede che discerne la ferma verità in un tempo mutevole

«Diakrisis»: Discernimento — «Credere e comprendere»

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Le diversità possono essere una risorsa oppure diventano un problema.

  Ecco le parti principali:

Entriamo in tema (il problema)

Uniti nella verità

Le diversità quale risorsa

Le diversità e le divisioni

Aspetti connessi.

 

Il libro è adatto primariamente per conduttori di chiesa, per diaconi e per collaboratori attivi; si presta pure per il confronto fra leader e per la formazione dei collaboratori. È un libro utile per le «menti pensanti» che vogliano rinnovare la propria chiesa, mettendo a fuoco le cose essenziali dichiarate dal NT.

 

Vedi al riguardo la recensione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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COME CONFRONTARSI CON FAIR-PLAY

 

 a cura di Nicola Martella

 

     ■ Nota introduttiva: I contributi messi in rete devono essere originali, ossia scritti da chi li manda. Se un contributo non proviene dalla «penna» di chi lo manda, deve procurarsi il permesso dell’autore, citandolo poi insieme alla fonte. Le opere di altri sono protette dalla legge del copyright e necessitano sempre il consenso esplicito.

     ■ I temi proposti: Chi propone un tema e desidera che gli altri interagiscano, lo deve «impacchettare» necessariamente in un modo provocante. Esso non vuole però irritare o ferire, ma è — oltre a pro riflessione (molto necessaria oggi!) — a «pro vocazione»: si intende mettersi insieme sul sentiero biblico e riflettere sulle vere radici e sulla genuina identità di cristiani.

 

     ■ Altre convinzioni: Puoi avere altre opinioni: è nella tua libertà e responsabilità dinanzi a Dio. Se tutto fosse chiaramente e pienamente rivelato, non ci sarebbero differenze di opinioni. La differenza d’opinione non riguarda in genere cose principali, che sono chiare e ripetute, ma cose secondarie, dove la cultura d’appartenenza e la tradizione, che si segue, danno risposte differenti.

 

     ■ Evangelo e culture: Dio non ha imposto, insieme all’Evangelo, una cultura dominante da esportare e con cui «colonizzare» i convertiti (cfr. At 15): né quella giudaica, né quella greca, né quella occidentale. L’Evangelo è un messaggio semplice e potente, che come luce e lievito vuole trasformare (non soppiantare) la cultura in cui mette le radici. Molte questioni organizzative e amministrative delle chiese del primo secolo rimangono a posta inespresse dal NT per non condizionare l’opera di Dio nei secoli e le chiese future.

 

    ■ Persone e opinioni: Se non sei d’accordo su qualcosa, formula con precisione il tuo punto di vista, argomentando esegeticamente e razionalmente. Non attaccare la persona dell’altro e non insinuare ciò che lui non ha chiaramente espresso. Quando respingi l’opinione di un altro, accertati quindi di respingere veramente solo l’opinione e non la persona.

 

     ■ Principale e secondario: Le questioni principali sono chiaramente espresse nella Bibbia. Esse sono, in genere, comandate con un imperativo. Oppure viene espresso il rammarico verso coloro che insegnano diversamente o addirittura viene lanciato l’anatema o la maledizione. In Dt 27,15-26 sono espresse alcune di tali maledizioni. Nel NT l’anatema è lanciato solo contro coloro che predicano un altro Cristo o un altro Evangelo (Gal 1,8s), oppure che non amano il Signore (1 Cor 16,22). Su altre cose Paolo insiste sulla libertà di opinione: chi fa o non fa una cosa, agisce secondo coscienza e per piacere a Dio, sapendo pure che renderà conto a Lui (Rm 14).

 

     ■ Ingiuntivo e descrittivo: Ci sono cose che gli apostoli insegnarono con chiarezza e le comandarono alle chiese con un imperativo («Va’, e fa’ similmente» Lc 10,37) o un’esortazione, ad esempio: «Infatti, anche la nostra pasqua, cioè Cristo, è stata immolata. Celebriamo dunque la festa» (1 Cor 5,7s). Altre cose sono descrittive, ossia gli autori narrano come i fatti si sono sviluppati (specialmente nel cristianesimo giudaico), senza pretendere che si faccia così. Ad esempio: «Paolo volle che egli [Timoteo] partisse con lui; e presolo, lo circoncise a motivo dei Giudei» (At 16,3). Si tenga anche presente che non tutto ciò che viene comandato vale per tutti, ciò dipende dal tempo (AT, NT), dal genere (maschio, femmina), dal grado (AT: sommo sacerdote, sacerdote, levita, popolo; NT: conduttore, diacono, credente) e dalla circostanza. Paolo ingiunse a Timoteo: «Quando verrai porta il mantello che ho lasciato a Troas da Carpo, e i libri, specialmente le pergamene» (1 Tm 4,13). Tale comando non vale per me.

 

     ■ La miniera e la discarica: Chi pratica l’esegesi (ex- = fuori) del testo biblico, fa come un minatore che porta in superficie ciò che veramente c’è nella miniera (= testo biblico). Chi pratica l’eisegesi (eis- = dentro), proietta nel testo qualcosa che poi con molta acribia cerca di dimostrare come presente nella Bibbia. L’esegesi si basa sull’analisi del testo nel suo contesto (letterario, storico, culturale). L’eisegesi si basa sulla convenzione: ripetendo qualcosa di soggettivo all’interno di una stretta cerchia, ci si convince che sia la verità. L’esegesi tollera l’analisi critica altrui sulla base del testo biblico, l’eisegesi considera ciò come un affronto (alla verità, a Dio, allo Spirito).

 

     Alcuni «vizi mentali»: Facciamo anche notare questo inconsapevole atteggiamento riscontrabile, a volte in alcuni partecipanti: 1) Si proietta in un breve scritto di un'altra persona un'immagine che si vuol combattere a prescindere dalla circostanza specifica; 2) Si legge la molteplicità degli eventi solo dal proprio punto di vista, formato spesso all'ombra di esperienze pur limitate e soggettive; 3) Si interpreta la sacra Scrittura alla luce (o all'ombra) della propria esperienza personale e del proprio vissuto, assurti in qualche modo a «totalità» e ad «assoluto»; 4) Ci si schiera in modo semplificativo e semplicistico per l'una o l'altra alternativa presentata, quando la realtà è più complessa.

 

     Alcuni consigli: Oltre a quanto detto, tieni presente quanto segue. ● Hai il diritto di difendere la tua opinione. Thomas Jefferson ha detto: «Ogni errore di opinione può essere tollerato, quando si dà alla ragione la libertà di combatterlo». ● Non pensare che solo tu hai il copyright dell’opinione giusta. Alexander Pope ha detto: «Con le opinioni è come con gli orologi: Non vanno mai d’accordo e ognuno fa affidamento solo sul proprio». ● Rispondi alla cosa concreta, argomentando in modo chiaro, esegeticamente corretto, rispettando la persona altrui. ● Non diffamare chi ha un’opinione differente dalla tua. «La diffamazione è veloce e la verità lenta» (Voltaire). ● Non sospettare il male, se non hai concrete prove, né comportati in modo sconveniente (1 Cor 13,4). ● I «per esempio, non sono argomenti per avvalorare la propria opinione o per confutare quella altrui. ● La citazione di qualche autore non è di per sé una dimostrazione dell’argomento ma solo un supporto, poiché anche l’altro può rispondere con un’altra serie di citazioni esterne. Ci vogliono argomenti calzanti e convincenti (propri o altrui), non basta che qualche persona conosciuta abbia detto qualcosa. ● Il contrario di una cosa sbagliata non è di per se una cosa corretta, ma può essere un’altra cosa sbagliata. ● Non partire dalle convinzioni e dalle convenzioni odierne su un argomento: le opinioni o le pratiche odierne su qualcosa non sono garanzia che al tempo in cui furono formulate nella Bibbia intendessero proprio ciò. ● Si leale verso chi non ha la tua stessa opinione. Se le cose non riguardano l’apice della piramide dottrinale (p.es. Dio, Cristo, salvezza), ma altri aspetti, concedigli di avere un’altra opinione. A volte possiamo imparare la correttezza proprio dai non credenti. Il filosofo francese Voltaire ha detto: «Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo». ● Tieni presente che le opinioni opposte alle tue, le chiariscono. ● Per il resto valga questo: «Esaminate ogni cosa e ritenete il bene» (1 Ts 5,21). «Del rimanente, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri» (Fil 4,8).

 

«Posso dissentire dalla tua opinione, ma hai il diritto di esporla... se permetterai a un altro di controbatterla. Il confronto ci aiuterà a chiarirci e a maturare, anche laddove non saremo d'accordo» (Nicola Martella).

 

► URL di origine: http://diakrisis.altervista.org/_Prob/0-fair-play-UnV.htm

26-04-2007; Aggiornamento: 16-05-2010

 

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